Giornate difficili

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Sono giornate difficili, molto difficili e tristi. Bisogna continuare a pensare, ad amare, a lavorare, a lottare, ma bisogna soprattutto pregare affinchè la misericordia di Dio discenda copiosa sulla vita dei disperati, dei malati, dei sofferenti, dei bisognosi, e di tutti coloro che, mentre implorano per sè e per altri il perdono e l’aiuto divini, scorgono lo sguardo compassionevole e rasserenante della Madre del Cristo di Dio.

Francesco di Maria

 

Osservazioni critiche sul discorso di Leone XIV al Meeting di Rimini

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Oggi papa Leone XIV ha affermato al Meeting di Rimini che “prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone. Questa consapevolezza è al cuore del cristianesimo”. So che sto per dire, come cattolico, qualcosa che sarà disapprovato da molti, cattolici e non, oltre che dalle gerarchie ecclesiastiche, ma mi assumo la responsabilità dottrinaria e spirituale delle parole che avverto il dovere di proferire. La frase di Leone può e deve essere evangelicamente condivisa sul piano morale se essa è riferita agli individui, alle singole persone o a comunità circoscritte di persone. E’ doveroso che, in quanto individui o in quanto gruppo di persone, i cattolici, ma direi gli uomini e le donne in genere, che abbiano la possibilità di trarre in salvo o proteggere dalla persecuzione, da pericolo imminente, dalla malattia o della fame, degli esseri umani provenienti da altri paesi, nazioni o Stati, e non sospettabili di coltivare cattive intenzioni o di poter nuocere ad alcuno, prestino tutto l’aiuto necessario a compiere un atto o un’opera reale di carità. In questo caso, è dovere morale anche o soprattutto per il cattolico prodigarsi al meglio delle sue possibilità per soccorrere lo straniero, l’immigrato o il nemico, senza curarsi troppo dei suoi obblighi civili e del rapporto di lealtà contratto verso l’ordinamento sociale, istituzionale, statuale di cui fa parte. Continua a leggere

Buona Pasqua di Maria

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La parola “ferragosto” deriva dall’espressione latina “Feriae Augusti”, coniata nella seconda metà del I° secolo a. C., cioè le ferie dell’imperatore, un periodo di riposo e feste in tutto l’Impero alla fine dei lavori estivi nei campi. In origine questa festa pagana e laica veniva celebrata il 1° agosto, ma la Chiesa, tra fine del sesto e inizio del settimo secolo, volle trasformarla in una festa religiosa dedicata a Maria di Nazareth. Fu esattamente l’imperatore bizantino Maurizio a stabilire che in tutto l’Impero d’Oriente si celebrasse la festa della Dormizione della Madre di Dio (il nome orientale dell’Assunzione) esattamente il 15 agosto. Sempre nel corso del settimo secolo, papa Sergio, di origine siriana, avrebbe emanato il decreto con cui tale festa mariana, già vigente in tutto l’impero bizantino, sarebbe stata introdotta ufficialmente nella città di Roma. E da allora il riposo estivo viene celebrato nella memoria della transizione di Maria dalla terra al cielo, dalla faticosa esperienza terrena al riposo festoso dell’eternità. Per questo motivo, i cristiani nei secoli non avrebbero più augurato “buon ferragosto” ma “buona festa dell’Assunta” e, poiché l’Assunta è colei che, abbandonando le spoglie mortali sulla terra, è passata, è stata assunta gloriosamente in cielo nell’anima e nel corpo, sarebbe ormai opportuno che almeno cristiani e cattolici  cominciassero o tornassero ad esprimere gli auguri del 15 agosto con la formula “Buona Pasqua di Maria”. A voi tutti auguro “Buona Pasqua di Maria”, con una prima versione di un canto a lei dedicato. Una seconda versione sarà pubblicata, tra qualche ora, all’inizio di giorno 15 agosto 2026.  

                                                                                                                        F.sco di Maria

versione 1

versione 2

versione 3

(musica e testo di Francesco di Maria – Voce ed esecuzione di un religioso, virtuoso del canto e della musica, che vuole restare anonimo)

TESTO

Madre non sono in pace con il mondo, non sono in pace con me stesso. Sono in lotta per essere in pace con il mondo e in pace con me stesso. Ma tu, da allora, sei rimasta ad ascoltare le mie pene e le mie speranze.

O Maria, Maria, Maria

Madre nostra, Madre vera, Madre mia,

la tua festa mostra la via

di un futuro senza spine e agonia.

Non sono io che costruisco castelli

di illusorie e malsane credenze

dall’incredulo realismo mondano ridotte

a forme di irreversibile follia.

 

O Maria, Maria, Maria,

quante cose mi hai fatto sentire,

quante cose mi hai fatto capire,

quante volte ho temuto davvero

di non riuscire ad onorare il tuo nome.

La chiamata di Dio è severa

ma senza prove vissute e talvolta fallite

la fede non è forse banale? 

Musica ………………………………

 

La tua festa, Maria, è poesia,

la tua festa, Maria, è allegria,

è speranza di vita senza fine

in un mondo di giustizia e armonia.

Si ripete la tua Pasqua Maria,

posso chiederti che sia la nostra e la mia?

Un’altra voce su Francesco Guccini

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Francesco Guccini non era solo un anarchico libertario che componeva canzoni “esistenziali” e “non politiche”, ma anche e soprattutto un fazioso e spocchioso avversario della libertà altrui, anche della libertà di sbagliare, di correggersi e convertirsi a modelli di pensiero e di vita via via più emancipati e del tutto compatibili con un sistema democratico novecentesco. Basti pensare alla sua revisione del testo di “Bella ciao”, dove, senza minimamente preoccuparsi di storicizzare la lotta antifascista del passato, tratta acriticamente Giorgia Meloni, una delle personalità più eccelse della storia politica nazionale ed internazionale del ‘900 e di questo primo scorcio di XXI secolo, con lo stesso rancore e lo stesso disprezzo con cui si poteva trattare uno degli esponenti di spicco più odiosi e feroci dello storico regime fascista. Guccini, menestrello improvvisato più che disciplinato poeta tosco-emiliano con spiccata vocazione alla provocazione sociale, e dal vocione per niente graffiante ma piuttosto fastidioso e petulante, resta, beninteso, intellettualmente ed eticamente, di molto inferiore alla brillante e creativa politica romana. Ma, più in generale, il problema di Guccini sarebbe stata la sua incapacità di esprimere giudizi almeno tendenzialmente equilibrati e obiettivi sulle realtà del mondo e della storia. Continua a leggere

Il conflitto tra Corte Costituzionale e Parlamento e la Riforma del “Giusto Processo” (Art. 111 Cost.). Metamorfosi dei ruoli politici e nemesi storico-giuridica.

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Si è visto nel precedente saggio come le sentenze della Corte Costituzionale del 1992 avrebbero letteralmente demolito il codice di Cordero, riaprendo le porte ai verbali scritti delle indagini pur di non disperdere le prove in nome dell’emergenza mafiosa. Il sistema, così, era diventato un ibrido confuso. Per reagire a questa anarchia e tentare di arginare sia la “giustizia da monnezza” (le prove che svanivano per cavilli), sia lo strapotere inquirente, il Parlamento nel 1999 ha approvato una storica riforma costituzionale, riscrivendo da zero l’articolo 111 della Costituzione e introducendo i princìpi del Giusto Processo. Il legislatore avrebbe cercato di trovare un punto di equilibrio, ma come si vedrà, avrebbe finito per cristallizzare proprio la formalistica rigidità di Cordero. I pilastri della riforma sarebbero stati tre: la costituzionalizzazione del contraddittorio (il modello Cordero blindato); la parità delle parti e la terzietà del giudice; la ragionevole durata, ovvero per la prima volta si scriveva che il processo dovesse avere una ragionevole durata ha voluto dare ragione a Cordero contro la Corte Costituzionale. Ha scritto nell’art. 111 che “il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova”. Significa che, per schema Costituzionale, lo Stato non può condannare nessuno usando dichiarazioni rese in segreto alla polizia, a meno che l’imputato non vi consenta. Continua a leggere

Salmo 114

Citazione

Amo il Signore perché ascolta

il grido della mia preghiera.

Verso di me ha teso l’orecchio

nel giorno in cui lo invocavo.

Mi stringevano funi di morte,

ero preso nei lacci degli inferi.

Mi opprimevano tristezza e angoscia 

e ho invocato il nome del Signore:

«Ti prego, Signore, salvami».

Buono e giusto è il Signore,

il nostro Dio è misericordioso.

Il Signore protegge gli umili:

ero misero ed egli mi ha salvato.

Ritorna, anima mia, alla tua pace,

poiché il Signore ti ha beneficato.

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