Buona Pasqua di Maria
Citazione
La parola “ferragosto” deriva dall’espressione latina “Feriae Augusti”, coniata nella seconda metà del I° secolo a. C., cioè le ferie dell’imperatore, un periodo di riposo e feste in tutto l’Impero alla fine dei lavori estivi nei campi. In origine questa festa pagana e laica veniva celebrata il 1° agosto, ma la Chiesa, tra fine del sesto e inizio del settimo secolo, volle trasformarla in una festa religiosa dedicata a Maria di Nazareth. Fu esattamente l’imperatore bizantino Maurizio a stabilire che in tutto l’Impero d’Oriente si celebrasse la festa della Dormizione della Madre di Dio (il nome orientale dell’Assunzione) esattamente il 15 agosto. Sempre nel corso del settimo secolo, papa Sergio, di origine siriana, avrebbe emanato il decreto con cui tale festa mariana, già vigente in tutto l’impero bizantino, sarebbe stata introdotta ufficialmente nella città di Roma. E da allora il riposo estivo viene celebrato nella memoria della transizione di Maria dalla terra al cielo, dalla faticosa esperienza terrena al riposo festoso dell’eternità. Per questo motivo, i cristiani nei secoli non avrebbero più augurato “buon ferragosto” ma “buona festa dell’Assunta” e, poiché l’Assunta è colei che, abbandonando le spoglie mortali sulla terra, è passata, è stata assunta gloriosamente in cielo nell’anima e nel corpo, sarebbe ormai opportuno che almeno cristiani e cattolici cominciassero o tornassero ad esprimere gli auguri del 15 agosto con la formula “Buona Pasqua di Maria”. A voi tutti auguro “Buona Pasqua di Maria”, con una prima versione di un canto a lei dedicato. Una seconda versione sarà pubblicata, tra qualche ora, all’inizio di giorno 15 agosto 2026.
F.sco di Maria
versione 1
versione 2
versione 3
(musica e testo di Francesco di Maria – Voce ed esecuzione di un religioso, virtuoso del canto e della musica, che vuole restare anonimo)
TESTO
Madre non sono in pace con il mondo, non sono in pace con me stesso. Sono in lotta per essere in pace con il mondo e in pace con me stesso. Ma tu, da allora, sei rimasta ad ascoltare le mie pene e le mie speranze.
O Maria, Maria, Maria
Madre nostra, Madre vera, Madre mia,
la tua festa mostra la via
di un futuro senza spine e agonia.
Non sono io che costruisco castelli
di illusorie e malsane credenze
dall’incredulo realismo mondano ridotte
a forme di irreversibile follia.
O Maria, Maria, Maria,
quante cose mi hai fatto sentire,
quante cose mi hai fatto capire,
quante volte ho temuto davvero
di non riuscire ad onorare il tuo nome.
La chiamata di Dio è severa
ma senza prove vissute e talvolta fallite
la fede non è forse banale?
Musica ………………………………
La tua festa, Maria, è poesia,
la tua festa, Maria, è allegria,
è speranza di vita senza fine
in un mondo di giustizia e armonia.
Si ripete la tua Pasqua Maria,
posso chiederti che sia la nostra e la mia?
Un’altra voce su Francesco Guccini
Citazione
Francesco Guccini non era solo un anarchico libertario che componeva canzoni “esistenziali” e “non politiche”, ma anche e soprattutto un fazioso e spocchioso avversario della libertà altrui, anche della libertà di sbagliare, di correggersi e convertirsi a modelli di pensiero e di vita via via più emancipati e del tutto compatibili con un sistema democratico novecentesco. Basti pensare alla sua revisione del testo di “Bella ciao”, dove, senza minimamente preoccuparsi di storicizzare la lotta antifascista del passato, tratta acriticamente Giorgia Meloni, una delle personalità più eccelse della storia politica nazionale ed internazionale del ‘900 e di questo primo scorcio di XXI secolo, con lo stesso rancore e lo stesso disprezzo con cui si poteva trattare uno degli esponenti di spicco più odiosi e feroci dello storico regime fascista. Guccini, menestrello improvvisato più che disciplinato poeta tosco-emiliano con spiccata vocazione alla provocazione sociale, e dal vocione per niente graffiante ma piuttosto fastidioso e petulante, resta, beninteso, intellettualmente ed eticamente, di molto inferiore alla brillante e creativa politica romana. Ma, più in generale, il problema di Guccini sarebbe stata la sua incapacità di esprimere giudizi almeno tendenzialmente equilibrati e obiettivi sulle realtà del mondo e della storia. Continua a leggere
Senza titolo
Citazione
Amava la solitudine
e l’amore
con la stessa intensità,
ed è per questo
che per amare,
diceva
di doversi sentir libera
come se fosse sola
Marco Dell’Amura
Il conflitto tra Corte Costituzionale e Parlamento e la Riforma del “Giusto Processo” (Art. 111 Cost.). Metamorfosi dei ruoli politici e nemesi storico-giuridica.
Citazione
Si è visto nel precedente saggio come le sentenze della Corte Costituzionale del 1992 avrebbero letteralmente demolito il codice di Cordero, riaprendo le porte ai verbali scritti delle indagini pur di non disperdere le prove in nome dell’emergenza mafiosa. Il sistema, così, era diventato un ibrido confuso. Per reagire a questa anarchia e tentare di arginare sia la “giustizia da monnezza” (le prove che svanivano per cavilli), sia lo strapotere inquirente, il Parlamento nel 1999 ha approvato una storica riforma costituzionale, riscrivendo da zero l’articolo 111 della Costituzione e introducendo i princìpi del Giusto Processo. Il legislatore avrebbe cercato di trovare un punto di equilibrio, ma come si vedrà, avrebbe finito per cristallizzare proprio la formalistica rigidità di Cordero. I pilastri della riforma sarebbero stati tre: la costituzionalizzazione del contraddittorio (il modello Cordero blindato); la parità delle parti e la terzietà del giudice; la ragionevole durata, ovvero per la prima volta si scriveva che il processo dovesse avere una ragionevole durata ha voluto dare ragione a Cordero contro la Corte Costituzionale. Ha scritto nell’art. 111 che “il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova”. Significa che, per schema Costituzionale, lo Stato non può condannare nessuno usando dichiarazioni rese in segreto alla polizia, a meno che l’imputato non vi consenta. Continua a leggere
Salmo 114
Citazione
Amo il Signore perché ascolta
il grido della mia preghiera.
Verso di me ha teso l’orecchio
nel giorno in cui lo invocavo.
Mi stringevano funi di morte,
ero preso nei lacci degli inferi.
Mi opprimevano tristezza e angoscia
e ho invocato il nome del Signore:
«Ti prego, Signore, salvami».
Buono e giusto è il Signore,
il nostro Dio è misericordioso.
Il Signore protegge gli umili:
ero misero ed egli mi ha salvato.
Ritorna, anima mia, alla tua pace,
poiché il Signore ti ha beneficato.
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Franco Cordero tra pensiero critico e diritto. La critica al principio accusatorio
Citazione
1. Il nodo più spinoso del cattolicesimo professato da Franco Cordero non fu quello di aver egli adottato la ragione critica anche nell’analisi, nella comprensione e nell’interpretazione di questioni strettamente dottrinarie e teologiche, ma quello di aver inteso in modo unilaterale, parziale, e paradossalmente dogmatico la possibilità di dilatazione critica della stessa razionalità. Egli non sbagliava nel proporre e difendere un’idea di coscienza libera da ogni condizionamento dogmatico, a cominciare da quello esercitato dal potere ecclesiastico, ma nel pretendere che la coscienza, la stessa coscienza religiosa e cattolica fosse libera di esercitarsi paradossalmente anche in aperto contrasto con fondamentali aspetti dogmatici della fede e della dottrina da essa liberamente accolte e professate. Infatti, se un intellettuale cattolico può lecitamente interloquire con le autorità ecclesiastiche e con la mentalità prevalente di un intero mondo religioso, non altrettanto lecitamente può pretendere di generalizzare le proprie convinzioni in rapporto ad una riflessione collettiva bimillenaria qual è quella della Chiesa cattolica.
Come intellettuale, Cordero sarebbe entrato in conflitto con la Chiesa non conformandosi correttamente alle modalità e alle caratteristiche logico-metodologiche del pensiero critico, come la sua problematicità antinomica o aporetica, la sua capacità di selezione e integrazione critica in un’ottica conoscitiva di tipo regolativo, la sua funzione di revisione e approfondimento continui di posizioni o risultati già acquisiti, la non assoluta definitività della ricerca, ma deviando da esse fino ad assumere posizioni di insostenibile intransigenza dogmatica. Sia ne “Gli Osservanti” (1), che avrebbe provocato la polemica con le gerarchie ecclesiastiche, sia in “Genus” (2), che sarebbe stata la controreplica di Cordero alle inevitabili e legittime accuse di eterodossia a lui rivolte da mons. Carlo Colombo, sono realmente contenute non solo osservazioni graffianti e anticonformiste sulla morale cattolica ma una contestazione radicale della morale cattolica in quanto tale, in particolare sui temi della carne e del sesso, della colpa e delle nevrosi religiose, con annessa e connessa negazione dell’origine divina o assoluta della morale e delle regole, riducendole a meccanismi antropologici e psicologici (parlando di “rituali nevrotici” e dinamiche di sottomissione). Ora, è senz’altro possibile sostenere che, nel nome di Cristo, siano state elaborate e diffuse storicamente, talvolta nella storia stessa del cristianesimo e del cattolicesimo, credenze e pratiche morali assolutamente non riconducibili a Dio, ma non è ammissibile che chi si professi cattolico giunga a negare l’origine divina o assoluta della morale e delle regole morali, quali che esse siano, riducendole a semplici e atavici meccanismi psicologici e antropologici. Un cattolico, un credente nella divinità di Cristo, può mettere in discussione la radice divina, la sovrannaturale sacralità della vita umana? Continua a leggere
Il cristiano e gli animali
Citazione
L’animalismo sfrenato, l’attaccamento quasi morboso al mondo animale e, in particolare, nelle nostre società occidentali, ai cani ancor più che ai gatti, costituiscono una delle idolatrie più dannose del nostro tempo. Ciò mi induce oggi a riproporre un mio articolo di 12 anni or sono che su www.foglimariani.it ha ricevuto poco meno di 7000 visite. Ringrazio, altresì, gli amici e le amiche che ci seguono per aver compreso e accolto l’invito a non creare talvolta, con i loro clic, inutili rapporti competitivi tra componimenti poetici concepiti non certo con spirito di contrapposizione.
Non è che la Chiesa sia indifferente alla natura e agli animali: sia perché anch’essi sono creature che manifestano la grandezza e la sapienza divine, sia perché da essi dipende in misura non trascurabile la vita stessa degli uomini. La sua consapevolezza che l’uomo debba instaurare con l’ambiente e tutte le sue specie viventi un rapporto corretto e quindi non suscettibile di essere inteso e praticato, secondo una lettura sbagliata o arbitraria della Genesi biblica, come dominio umano indiscriminato e irresponsabile sulla natura e sugli animali, non porta però ad assolutizzare l’una e gli altri sino al punto di metterli sullo stesso piano della persona.
La concezione cristiana e cattolica della vita, come ribadiva Benedetto XVI l’1 gennaio 2010 per la celebrazione della XLIII giornata mondiale della pace, resta pertanto giustamente antropocentrica in totale disaccordo con le visioni ecocentriche e biocentriche oggi prepotentemente affermate da sempre più vasti moti di pubblica opinione che si rifiutano di cogliere la differenza ontologica ed assiologica intercorrente tra la persona umana e gli altri esseri viventi, ignorando peraltro il rapporto di dipendenza che il vivente in generale ha rispetto a Dio. Chi ama la natura e gli animali per se stessi, senza legami con il loro Creatore e con l’ordine gerarchico secondo cui il Signore ha concepito e disposto nell’universo le sue creature, perdendo di vista la posizione subordinata di natura e animali rispetto all’uomo stesso, che è pur sempre l‘opera divina più gloriosa, pecca di idolatria; e, in questo senso, anche molti cristiani che oggi mostrano un’ammirazione e un affetto esagerati per le bellezze naturali e il mondo animale in genere, trascurando nella pratica di mettere al primo posto della loro vita l’amore verso Dio e verso il prossimo, rischiano seriamente di adorare senza avvedersene un certo ordine creaturale più del suo Autore e Signore supremo. Continua a leggere
Breve nota sullo scontro politico tra Spagna e Italia
Citazione
Chi, come Pedro Sanchez, asseconda e favorisce l’immigrazione clandestina lo fa per scopi interni e per scopi esterni. Per scopi interni, per consentire al governo spagnolo, nel nome di una presunta politica umanitaria e progressista, di consentire alle realtà aziendali pubbliche e private della Spagna, di sfruttare la manodopera nazionale, stracarica di immigrati, a prezzi molto bassi e concorrere in modo rilevante alla crescita economica del Paese; per scopi esterni, al fine di poter consentire a suo piacimento l’ingresso in Spagna e in Europa di una enorme massa di immigrati necessaria a provocare una instabilità economica e sociale funzionale alla destabilizzazione degli attuali assetti statuali europei, al rilancio quindi di una politica populista di sinistra, alla riconsiderazione dei rapporti, al momento estremamente conflittuali, del continente europeo con la Russia, alla messa in discussione dei rapporti di forza esistenti sul piano politico internazionale. Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha sempre saputo che questi fossero i piani sconsiderati e ottusi del premier spagnolo e, per questo, ha deciso saggiamente e tempestivamente di sospendere gli accordi di Schengen. Al solito, le contrapposte tifoserie politiche si sono scatenate ma gli “uomini e le donne verticali”, ovvero con la schiena dritta, come ama dire il confuso avvocato Giuseppe Conte di Sanchez, sapranno come rispondere ai denigratori della nostra coraggiosa premier e a coloro che, beati loro, si preoccupano di segnalare come la sospensione di Schengen danneggi il turismo italiano. F.sco di Maria
Ora ci sei, Signore!
Citazione
testo e voce di Massimo D’Este