Parte Prima: premesse, princìpi, obiettivi
1. L’archetipo della Torre e la razionalità del limite
In primo luogo, bisogna rispettare una evidente priorità metodologica ovvero l’applicazione di una Critica della critica critica a quello che è senza dubbio il nodo più drammatico della modernità giuridica, ovvero lo scontro tra l’autonomia costituzionale dei popoli e la pretesa universalistica del diritto sovranazionale. Se la “critica critica” si limita ad allineare formalmente le sentenze della Corte Costituzionale con quelle della Corte di Strasburgo o di Lussemburgo, considerandole tappe inevitabili di un “progresso” lineare, la nostra Critica della Critica critica deve svelare la realtà retrostante: dietro questa spinta all’omologazione globale si nasconde spesso la “moderna Babilonia”, ossia un apparato tecnico-burocratico che neutralizza le differenze storiche, le identità etiche e le sovranità democratiche in nome di un’astratta neutralità (Cfr. F. di Maria, Vangelo, democrazia e moderna Babilonia, Tavagnacco (Ud), 2019). Per farlo con assoluto rigore, occorre appoggiarsi a giganti del pensiero che hanno cercato — o cercano — questo giusto bilanciamento, rifiutando sia il nazionalismo cieco sia il cosmopolitismo livellatore. Continua a leggere