Osservazioni critiche sul discorso di Leone XIV al Meeting di Rimini

Citazione

Oggi papa Leone XIV ha affermato al Meeting di Rimini che “prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone. Questa consapevolezza è al cuore del cristianesimo”. So che sto per dire, come cattolico, qualcosa che sarà disapprovato da molti, cattolici e non, oltre che dalle gerarchie ecclesiastiche, ma mi assumo la responsabilità dottrinaria e spirituale delle parole che avverto il dovere di proferire. La frase di Leone può e deve essere evangelicamente condivisa sul piano morale se essa è riferita agli individui, alle singole persone o a comunità circoscritte di persone. E’ doveroso che, in quanto individui o in quanto gruppo di persone, i cattolici, ma direi gli uomini e le donne in genere, che abbiano la possibilità di trarre in salvo o proteggere dalla persecuzione, da pericolo imminente, dalla malattia o della fame, degli esseri umani provenienti da altri paesi, nazioni o Stati, e non sospettabili di coltivare cattive intenzioni o di poter nuocere ad alcuno, prestino tutto l’aiuto necessario a compiere un atto o un’opera reale di carità. In questo caso, è dovere morale anche o soprattutto per il cattolico prodigarsi al meglio delle sue possibilità per soccorrere lo straniero, l’immigrato o il nemico, senza curarsi troppo dei suoi obblighi civili e del rapporto di lealtà contratto verso l’ordinamento sociale, istituzionale, statuale di cui fa parte. Continua a leggere

Buona Pasqua di Maria

Citazione

La parola “ferragosto” deriva dall’espressione latina “Feriae Augusti”, coniata nella seconda metà del I° secolo a. C., cioè le ferie dell’imperatore, un periodo di riposo e feste in tutto l’Impero alla fine dei lavori estivi nei campi. In origine questa festa pagana e laica veniva celebrata il 1° agosto, ma la Chiesa, tra fine del sesto e inizio del settimo secolo, volle trasformarla in una festa religiosa dedicata a Maria di Nazareth. Fu esattamente l’imperatore bizantino Maurizio a stabilire che in tutto l’Impero d’Oriente si celebrasse la festa della Dormizione della Madre di Dio (il nome orientale dell’Assunzione) esattamente il 15 agosto. Sempre nel corso del settimo secolo, papa Sergio, di origine siriana, avrebbe emanato il decreto con cui tale festa mariana, già vigente in tutto l’impero bizantino, sarebbe stata introdotta ufficialmente nella città di Roma. E da allora il riposo estivo viene celebrato nella memoria della transizione di Maria dalla terra al cielo, dalla faticosa esperienza terrena al riposo festoso dell’eternità. Per questo motivo, i cristiani nei secoli non avrebbero più augurato “buon ferragosto” ma “buona festa dell’Assunta” e, poiché l’Assunta è colei che, abbandonando le spoglie mortali sulla terra, è passata, è stata assunta gloriosamente in cielo nell’anima e nel corpo, sarebbe ormai opportuno che almeno cristiani e cattolici  cominciassero o tornassero ad esprimere gli auguri del 15 agosto con la formula “Buona Pasqua di Maria”. A voi tutti auguro “Buona Pasqua di Maria”, con una prima versione di un canto a lei dedicato. Una seconda versione sarà pubblicata, tra qualche ora, all’inizio di giorno 15 agosto 2026.  

                                                                                                                        F.sco di Maria

versione 1

versione 2

versione 3

(musica e testo di Francesco di Maria – Voce ed esecuzione di un religioso, virtuoso del canto e della musica, che vuole restare anonimo)

TESTO

Madre non sono in pace con il mondo, non sono in pace con me stesso. Sono in lotta per essere in pace con il mondo e in pace con me stesso. Ma tu, da allora, sei rimasta ad ascoltare le mie pene e le mie speranze.

O Maria, Maria, Maria

Madre nostra, Madre vera, Madre mia,

la tua festa mostra la via

di un futuro senza spine e agonia.

Non sono io che costruisco castelli

di illusorie e malsane credenze

dall’incredulo realismo mondano ridotte

a forme di irreversibile follia.

 

O Maria, Maria, Maria,

quante cose mi hai fatto sentire,

quante cose mi hai fatto capire,

quante volte ho temuto davvero

di non riuscire ad onorare il tuo nome.

La chiamata di Dio è severa

ma senza prove vissute e talvolta fallite

la fede non è forse banale? 

Musica ………………………………

 

La tua festa, Maria, è poesia,

la tua festa, Maria, è allegria,

è speranza di vita senza fine

in un mondo di giustizia e armonia.

Si ripete la tua Pasqua Maria,

posso chiederti che sia la nostra e la mia?

Un’altra voce su Francesco Guccini

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Francesco Guccini non era solo un anarchico libertario che componeva canzoni “esistenziali” e “non politiche”, ma anche e soprattutto un fazioso e spocchioso avversario della libertà altrui, anche della libertà di sbagliare, di correggersi e convertirsi a modelli di pensiero e di vita via via più emancipati e del tutto compatibili con un sistema democratico novecentesco. Basti pensare alla sua revisione del testo di “Bella ciao”, dove, senza minimamente preoccuparsi di storicizzare la lotta antifascista del passato, tratta acriticamente Giorgia Meloni, una delle personalità più eccelse della storia politica nazionale ed internazionale del ‘900 e di questo primo scorcio di XXI secolo, con lo stesso rancore e lo stesso disprezzo con cui si poteva trattare uno degli esponenti di spicco più odiosi e feroci dello storico regime fascista. Guccini, menestrello improvvisato più che disciplinato poeta tosco-emiliano con spiccata vocazione alla provocazione sociale, e dal vocione per niente graffiante ma piuttosto fastidioso e petulante, resta, beninteso, intellettualmente ed eticamente, di molto inferiore alla brillante e creativa politica romana. Ma, più in generale, il problema di Guccini sarebbe stata la sua incapacità di esprimere giudizi almeno tendenzialmente equilibrati e obiettivi sulle realtà del mondo e della storia. Continua a leggere

Il conflitto tra Corte Costituzionale e Parlamento e la Riforma del “Giusto Processo” (Art. 111 Cost.). Metamorfosi dei ruoli politici e nemesi storico-giuridica.

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Si è visto nel precedente saggio come le sentenze della Corte Costituzionale del 1992 avrebbero letteralmente demolito il codice di Cordero, riaprendo le porte ai verbali scritti delle indagini pur di non disperdere le prove in nome dell’emergenza mafiosa. Il sistema, così, era diventato un ibrido confuso. Per reagire a questa anarchia e tentare di arginare sia la “giustizia da monnezza” (le prove che svanivano per cavilli), sia lo strapotere inquirente, il Parlamento nel 1999 ha approvato una storica riforma costituzionale, riscrivendo da zero l’articolo 111 della Costituzione e introducendo i princìpi del Giusto Processo. Il legislatore avrebbe cercato di trovare un punto di equilibrio, ma come si vedrà, avrebbe finito per cristallizzare proprio la formalistica rigidità di Cordero. I pilastri della riforma sarebbero stati tre: la costituzionalizzazione del contraddittorio (il modello Cordero blindato); la parità delle parti e la terzietà del giudice; la ragionevole durata, ovvero per la prima volta si scriveva che il processo dovesse avere una ragionevole durata ha voluto dare ragione a Cordero contro la Corte Costituzionale. Ha scritto nell’art. 111 che “il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova”. Significa che, per schema Costituzionale, lo Stato non può condannare nessuno usando dichiarazioni rese in segreto alla polizia, a meno che l’imputato non vi consenta. Continua a leggere

Salmo 114

Citazione

Amo il Signore perché ascolta

il grido della mia preghiera.

Verso di me ha teso l’orecchio

nel giorno in cui lo invocavo.

Mi stringevano funi di morte,

ero preso nei lacci degli inferi.

Mi opprimevano tristezza e angoscia 

e ho invocato il nome del Signore:

«Ti prego, Signore, salvami».

Buono e giusto è il Signore,

il nostro Dio è misericordioso.

Il Signore protegge gli umili:

ero misero ed egli mi ha salvato.

Ritorna, anima mia, alla tua pace,

poiché il Signore ti ha beneficato.

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Franco Cordero tra pensiero critico e diritto. La critica al principio accusatorio

Citazione

1. Il nodo più spinoso del cattolicesimo professato da Franco Cordero non fu quello di aver egli adottato la ragione critica anche nell’analisi, nella comprensione e nell’interpretazione di questioni strettamente dottrinarie e teologiche, ma quello di aver inteso in modo unilaterale, parziale, e paradossalmente dogmatico la possibilità di dilatazione critica della stessa razionalità. Egli non sbagliava nel proporre e difendere un’idea di coscienza libera da ogni condizionamento dogmatico, a cominciare da quello esercitato dal potere ecclesiastico, ma nel pretendere che la coscienza, la stessa coscienza religiosa e cattolica fosse libera di esercitarsi paradossalmente anche in aperto contrasto con fondamentali aspetti dogmatici della fede e della dottrina da essa liberamente accolte e professate. Infatti, se un intellettuale cattolico può lecitamente interloquire con le autorità ecclesiastiche e con la mentalità prevalente di un intero mondo religioso, non altrettanto lecitamente può pretendere di generalizzare le proprie convinzioni in rapporto ad una riflessione collettiva bimillenaria qual è quella della Chiesa cattolica.

Come intellettuale, Cordero sarebbe entrato in conflitto con la Chiesa non conformandosi correttamente alle modalità e alle caratteristiche logico-metodologiche del pensiero critico, come la sua problematicità antinomica o aporetica, la sua capacità di selezione e integrazione critica in un’ottica conoscitiva di tipo regolativo, la sua funzione di revisione  e approfondimento continui di posizioni o risultati già acquisiti, la non assoluta definitività della ricerca, ma deviando da esse fino ad assumere posizioni di insostenibile intransigenza dogmatica. Sia ne “Gli Osservanti” (1), che avrebbe provocato la polemica con le gerarchie ecclesiastiche, sia in “Genus” (2), che sarebbe stata la controreplica di Cordero alle inevitabili e legittime accuse di eterodossia a lui rivolte da mons. Carlo Colombo, sono realmente contenute non solo osservazioni graffianti e anticonformiste sulla morale cattolica ma una contestazione radicale della morale cattolica in quanto tale, in particolare sui temi della carne e del sesso, della colpa e delle nevrosi religiose, con annessa e connessa negazione dell’origine divina o assoluta della morale e delle regole, riducendole a meccanismi antropologici e psicologici (parlando di “rituali nevrotici” e dinamiche di sottomissione). Ora, è senz’altro possibile sostenere che, nel nome di Cristo, siano state elaborate e diffuse storicamente, talvolta nella storia stessa del cristianesimo e del cattolicesimo, credenze e pratiche morali assolutamente non riconducibili a Dio, ma non è ammissibile che chi si professi cattolico giunga a negare l’origine divina o assoluta della morale e delle regole morali, quali che esse siano, riducendole a semplici e atavici meccanismi psicologici e antropologici. Un cattolico, un credente nella divinità di Cristo, può mettere in discussione la radice divina, la sovrannaturale sacralità della vita umana? Continua a leggere