Sebbene Bespaloff e Sartre partissero dalla medesima costellazione concettuale (la centralità della contingenza, il rifiuto dei sistemi idealisti, il crollo delle certezze metafisiche), Bespaloff rifiutò categoricamente di farsi arruolare nell’esistenzialismo di Sartre, che considerava un’ ”impostura del nuovo umanesimo” e una pericolosa deviazione dogmatica. La frattura teoretica e politica tra Rachel Bespaloff e Jean-Paul Sartre si consuma nella seconda metà degli anni ‘40 (in particolare attraverso lettere e saggi critici pubblicati a ridosso del 1947), nel momento di massimo fulgore dell’esistenzialismo sartriano. La rottura si articola su tre nodi filosofici ed etici insuperabili: 1. La natura della libertà: radice etica vs. nichilismo dell’Io. La visione di Sartre è contenuta nella sua celebre opera “L’essere e il nulla” (1943), in cui la libertà umana è assoluta e coincide con la nullificazione del reale. L’essere umano, letteralmente gettato nel mondo, è “condannato a essere libero”. Tuttavia, poiché l’altro è vissuto originariamente come minaccia alla mia libertà (la celebre massima «l’inferno sono gli altri»), il legame sociale si riduce a un conflitto permanente di volontà. Bespaloff contesta radicalmente questo impianto, ravvisandovi un nichilismo camuffato. Per lei, se la libertà non si radica in un profondo e tremendo senso di responsabilità etica di matrice anche giudaico-cristiana (l’eredità di Kierkegaard), essa degenera in puro arbitrio o in una titanica e sterile affermazione dell’Io. La libertà sartriana, svuotata di trascendenza e sia pure di una trascendenza non chiaramente determinata, non unisce gli uomini nella sventura comune ma li atomizza nel conflitto. Continua a leggere
Rachel Bespaloff: la prefigurazione del tragico esistenziale
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Rachel Bespaloff (1895–1949), filosofa ebrea nata in Bulgaria da genitori ucraini e cresciuta culturalmente a Parigi prima dell’esilio americano, è stata una delle voci più precoci e ingiustamente rimosse del pensiero esistenziale europeo.
Ben prima che l’esistenzialismo di Jean-Paul Sartre e Albert Camus diventasse una moda accademica e culturale nel secondo dopoguerra, Bespaloff aveva già formalizzato i nuclei centrali di quella sensibilità attraverso una traiettoria del tutto autonoma. Il suo risveglio filosofico avviene a Parigi nel 1925 grazie al sodalizio con un altro grande pensatore ucraino esiliato, Lev Šestov, da cui eredita il rifiuto per i sistemi razionali astratti e l’attenzione per la lacerazione profonda dell’esistenza. Continua a leggere
Per un bilancio storico-politico del governo Meloni
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La figura di Giorgia Meloni come Presidente del Consiglio rappresenta uno snodo centrale nella storia politica italiana recente. Le valutazioni sul suo operato sollevano un acceso dibattito tra sostenitori e critici, riflettendo visioni contrapposte sulla direzione politica, economica e sociale del Paese. Per comprendere la complessità di questa fase storica, è possibile analizzare l’azione del suo governo sia attraverso i risultati rivendicati dalla maggioranza, sia attraverso i rilievi mossi dalle opposizioni, mettendoli a confronto con le dinamiche degli ultimi trent’anni.
L’azione di governo: analisi e bilancio
L’azione dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni si è mossa lungo tre direttrici principali, mostrando elementi di continuità e di rottura rispetto ai governi precedenti. Continua a leggere
Concetto e forme dell’amoralità nella società postmoderna
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Introduzione
Ogni epoca storica sviluppa una particolare sensibilità nei confronti del bene e del male. Se la modernità fu caratterizzata dalla ricerca di princìpi morali universali e dalla convinzione che fosse possibile fondare razionalmente il giudizio etico, la società postmoderna sembra invece distinguersi per una crescente difficoltà a riconoscere l’esistenza stessa di un ordine morale oggettivo. In questo contesto acquista particolare rilievo il fenomeno dell’amoralità. Per amoralità non deve intendersi immoralità. L’individuo immorale riconosce il bene e sceglie il male. L’individuo amorale, invece, tende a considerare irrilevante la distinzione stessa tra bene e male. Egli non trasgredisce necessariamente una norma; più spesso ne sospende il significato. L’amoralità rappresenta dunque una forma di anestesia etica. Non consiste nella ribellione ai valori, ma nella loro progressiva evaporazione dall’orizzonte della coscienza personale e collettiva. Tuttavia, se si osserva con attenzione la società contemporanea, si comprende come la questione sia più complessa. L’amoralità non si manifesta soltanto come assenza di valori. Molto spesso essa coincide con la subordinazione dei valori stessi a un principio superiore e non dichiarato: l’espansione egocentrica dell’io. Continua a leggere
24 ottobre per ritornare
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Le persone che hanno ispirato la composizione poetica che era stata qui pubblicata e di cui ora si conserva solo il titolo, mi hanno chiesto di rimuoverla dal blog, non risultando la stessa di loro gradimento. La loro richiesta viene rispettata ed eseguita alle ore 18, 30 di oggi, mentre questa nota resterà regolarmente pubblicata. F. d. M.
L’oblìo dell’amore: come si può dimenticare chi si è amato?
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Com’è possibile dimenticare, con l’andar del tempo, una persona un tempo amata? Questa domanda tocca una delle esperienze più universali e, insieme, più enigmatiche della condizione umana. Bisogna dunque affrontarla, non come un problema psicologico da manuale, ma come una questione esistenziale. Fra le molte esperienze che accompagnano la vita umana, poche suscitano tanto stupore quanto l’oblio di una persona un tempo amata. Quando l’amore è vivo, esso si presenta infatti come una realtà assoluta. Chi ama tende spontaneamente a credere che il proprio sentimento possieda una sorta di eternità. Non dice semplicemente: “Ti amo oggi”, ma implicitamente afferma: “Non riesco a concepire un tempo in cui tu non sarai importante per me”. Eppure, la vita smentisce spesso questa impressione. Anni dopo una separazione, una perdita o una distanza, accade talvolta che l’immagine dell’altro si affievolisca fino quasi a scomparire. Come è possibile? Continua a leggere
Intellettuali, violenza giovanile e non giovanile, violenza legittima di Stato
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Un giudice maleducato
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Un messaggio facebook, vergognosamente e deliberatamente offensivo, sarebbe stato rivolto al presidente del Consiglio on. Giorgia Meloni, da un magistrato in servizio presso la Procura di Roma, certo Alessandro De Cicco, a causa della decisione della premier di non firmare il decreto relativo agli adeguamenti degli stipendi dei magistrati. Pare che in quel messaggio Giorgia Meloni sia stata definita “nana borgatara”. Se ciò risponde al vero, credo che questo giudice, ma non solo questo giudice, non solo non meriti un adeguamento immediato di stipendio ma meriti anche di essere ripagato con l’epiteto romanesco “Se te vede la morte, se gratta”, come si può evincere dalla sua foto. F.sco Luciani

Vandali e demòni
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I disordini vandalici di questi giorni in alcune città italiane fanno emergere verità già note negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso: alcune migliaia di giovanissimi figli di papà, privi di buona educazione, di senso morale e valori civili si dedicano a devastare e distruggere interi quartieri urbani contestando il governo in carica reo di sposare la guerra e il riarmo a danno di settori ben più vitali della società italiana quali la sanità, la scuola, l’occupazione, il carovita. Non ha importanza stabilire se e in che misura tali proteste siano fondate e legittime, perché il problema che oggi si presenta è lo stesso di oltre mezzo secolo fa, vale a dire l’odio smodato, irragionevole e violento di intere generazioni abituate a chiedere, ad esigere e a pretendere nel quadro di un contesto familiare, socio-culturale, politico e religioso, sostanzialmente orfano di valori forti e veri, di norme e princìpi etici realmente praticati e non semplicemente predicati, di progetti politici coerentemente radicati in un sofferto vissuto personale e in atti significativamente costosi di vita. Continua a leggere
I canti satirici della tradizione ucraina e le donne disonorate
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Nella tradizione ucraina le donne disonorate venivano derise pubblicamente attraverso canti satirici o insulti verbali codificati nel tessuto linguistico locale. Canti satirici particolarmente caustici erano quelli rivolti a donne già avanti negli anni e tuttavia avvezze a comportamenti manifestamente immorali o sconvenienti. Infatti, nel folclore ucraino esiste un intero filone dedicato proprio a questo tipo di satira, che rientra nella categoria più ampia dei canti umoristici (zhartivlyvi pisni) e, nello specifico, dei canti indecenti o licenziosi denominati soromits’ki pisni (сороміцькі пісні, letteralmente “canti vergognosi” o “scabrosi”). Quando la satira prendeva di mira una donna anziana o avanti con gli anni (stara baba) che non intendeva rinunciare ai piaceri carnali o che si comportava in modo ritenuto “sconveniente” per la sua età, l’ironia della comunità diventava particolarmente caustica, grottesca e priva di filtri. Continua a leggere