Il cristiano e gli animali

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L’animalismo sfrenato, l’attaccamento quasi morboso al mondo animale e, in particolare, nelle nostre società occidentali, ai cani ancor più che ai gatti, costituiscono una delle idolatrie più dannose del nostro tempo. Ciò mi induce oggi a riproporre un mio articolo di 12 anni or sono che su www.foglimariani.it ha ricevuto poco meno di 7000 visite. Colgo anche l’occasione per invitare gli amici che ci seguono a non considerare alcuni componimenti poetici qui pubblicati (per es. La tennista e Donna ucraina) come in reciproca competizione, perché essi sono stati ispirati da storie reali apparentemente simili ma profondamente diverse. E quel che ci si può aspettare dalla storia della tennista non è la stessa cosa che sarebbe augurabile scaturisse, prima o poi, dalla storia della donna ucraina.

Non è che la Chiesa sia indifferente alla natura e agli animali: sia perché anch’essi sono creature che manifestano la grandezza e la sapienza divine, sia perché da essi dipende in misura non trascurabile la vita stessa degli uomini. La sua consapevolezza che l’uomo debba instaurare con l’ambiente e tutte le sue specie viventi un rapporto corretto e quindi non suscettibile di essere inteso e praticato, secondo una lettura sbagliata o arbitraria della Genesi biblica, come dominio umano indiscriminato e irresponsabile sulla natura e sugli animali, non porta però ad assolutizzare l’una e gli altri sino al punto di metterli sullo stesso piano della persona.

La concezione cristiana e cattolica della vita, come ribadiva Benedetto XVI l’1 gennaio 2010 per la celebrazione della XLIII giornata mondiale della pace, resta pertanto giustamente antropocentrica in totale disaccordo con le visioni ecocentriche e biocentriche oggi prepotentemente affermate da sempre più vasti moti di pubblica opinione che si rifiutano di cogliere la differenza ontologica ed assiologica intercorrente tra la persona umana e gli altri esseri viventi, ignorando peraltro il rapporto di dipendenza che il vivente in generale ha rispetto a Dio. Chi ama la natura e gli animali per se stessi, senza legami con il loro Creatore e con l’ordine gerarchico secondo cui il Signore ha concepito e disposto nell’universo le sue creature, perdendo di vista la posizione subordinata di natura e animali rispetto all’uomo stesso, che è pur sempre l‘opera divina più gloriosa, pecca di idolatria; e, in questo senso, anche molti cristiani che oggi mostrano un’ammirazione e un affetto esagerati per le bellezze naturali e il mondo animale in genere, trascurando nella pratica di mettere al primo posto della loro vita l’amore verso Dio e verso il prossimo, rischiano seriamente di adorare senza avvedersene un certo ordine creaturale più del suo Autore e Signore supremo. Continua a leggere

Breve nota sullo scontro politico tra Spagna e Italia

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Chi, come Pedro Sanchez, asseconda e favorisce l’immigrazione clandestina lo fa per scopi interni e per scopi esterni. Per scopi interni, per consentire al governo spagnolo, nel nome di una presunta politica umanitaria e progressista, di consentire alle realtà aziendali pubbliche e private della Spagna, di sfruttare la manodopera nazionale, stracarica di immigrati, a prezzi molto bassi e concorrere in modo rilevante alla crescita economica del Paese; per scopi esterni, al fine di poter consentire a suo piacimento l’ingresso in Spagna e in Europa di una enorme massa di immigrati necessaria a provocare una instabilità economica e sociale funzionale alla destabilizzazione degli attuali assetti statuali europei, al rilancio quindi di una politica populista di sinistra, alla riconsiderazione dei rapporti, al momento estremamente conflittuali, del continente europeo con la Russia, alla messa in discussione dei rapporti di forza esistenti sul piano politico internazionale. Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha sempre saputo che questi fossero i piani sconsiderati e ottusi del premier spagnolo e, per questo, ha deciso saggiamente e tempestivamente di sospendere gli accordi di Schengen. Al solito, le contrapposte tifoserie politiche si sono scatenate ma gli “uomini e le donne verticali”, ovvero con la schiena dritta, come ama dire il confuso avvocato Giuseppe Conte di Sanchez, sapranno come rispondere ai denigratori della nostra coraggiosa premier e a coloro che, beati loro, si preoccupano di segnalare come la sospensione di Schengen danneggi il turismo italiano.                                          F.sco di Maria     

Avvertenza

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Mi sembra corretto avvertire i gentili visitatori di questo blog che www.vangeloedemocrazia.it ha il suo atto di nascita, il suo presupposto spirituale e religioso, in un altro sito, di cui sono responsabile, ovvero www.foglimariani.it. Tutto ciò che si pubblica nel blog, ivi compresi scritti poetici di intonazione apparentemente intimistica e/o moralistica, non prescinde mai, tanto nei pregi quanto nei possibili limiti, da tutto ciò che, nei precedenti anni, è stato pubblicato nel sito dedicato a Maria di Nazareth, un sito che in poco più di un decennio ha registrato diverse migliaia di visitatori. Non è la prima volta che di ciò informo i lettori ma ho ritenuto che fosse opportuno, di tanto in tanto, ricordarlo.          F.sco di Maria

Pensieri per esseri pensanti

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Non rimpiangere il bene che hai/dato, persino a chi non l’ha/saputo accogliere. La tua gentilezza/parla di te, non di chi la riceve./Agire con cuore è un atto di/forza, non di debolezza./Anche se non torna indietro,/lascia luce dentro di te. Non/lasciare che l’ingratitudine/spenga ciò che sei./Chi ama con verità, vince sempre:/chi ama con falsità, perde sempre.

Teresa Saetta

é così raro che due persone, fatte l’una per l’altra, si incontrino. Il mondo è pieno di persone infelici che si innamorano del tipo sbagliato, che restano sole, che soffrono, che piangono lacrime amare. Che credono di conoscere il sapore dell’amore e, invece, ne hanno assaggiato solo un pallido surrogato.

Ferzan Ozpetek

Una bella donna non è colei di cui si lodano le gambe o le braccia, ma quella il cui aspetto complessivo è di tale bellezza da togliere la possibilità di ammirare le singole parti

Seneca

Che cosa misera è l’umanità se non sa elevarsi oltre l’umano

Seneca

ll bambino che ha più bisogno d’amore lo chiederà nei modi meno amorevoli.

Martin L. Kutscher

Gli uomini dai pensieri profondi provano, nei rapporti con gli altri, l’impressione di essere dei commedianti, perchè, quando vogliono essere compresi, devono fingere di essere superficiali.

Friedrich Nietzsche 

Alcune persone non vogliono sentire la verità, perchè non vogliono che le loro illusioni siano distrutte.

Friedrich Nietzsche

Il segreto dell’esistenza umana non sta soltanto nel vivere, ma nel sapere per che cosa si vive.

Fëdor Dostoevskij

Bisognerebbe smettere di chiamare intelligenza la furbizia. Essere onesti, anche quando costa, vale molto di più che ottenere un vantaggio imbrogliando. Ed è questo che dovremmo insegnare ai ragazzi: a pensare con la propria testa e a non vivere a spese della coscienza. 

Margherita Hack

Cassazione: corte di giustizia o Moloch istituzionale autoreferenziale?

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E’ del tutto legittimo chiedersi se l’apparato amministrativo, perduta l’originaria razionalità strumentale di matrice weberiana, non si configuri ormai tendenzialmente come un Moloch istituzionale autoreferenziale, un corpo separato dallo Stato e impermeabile alle concrete istanze civili. Quante volte capita di chiedersi se la Cassazione sia una vera corte di giustizia popolare oppure una macchina burocratica senz’anima che sforna sentenze quasi sempre fondate su motivazioni arzigogolate e oscure che solo coloro che ne fanno parte dicono di trovare perfettamente comprensibili, un sistema pubblico o amministrativo rigido, impersonale e freddo, che segue regole fisse senza considerare i bisogni reali delle persone. E’ bene dirlo subito: in via fattuale, che è quel che più conta, la Cassazione non è né un tribunale “popolare” né una semplice macchina burocratica: è un organo con una funzione molto specifica, che spesso viene fraintesa. Essa è una corte tecnica, non popolare. La sua funzione non è “fare giustizia” nel senso comune, ma garantire la coerenza del sistema giuridico. Questo la porta a scrivere sentenze dense, formalistiche e spesso difficili da decifrare per chi non vive immerso nel linguaggio giuridico, che è una specie di mondo accanto o al di sopra del mondo reale. Non è una corte popolare perché non giudica i fatti ma solo il diritto. Non decide se Tizio ha davvero rubato o se Caio ha davvero truffato: decide se i giudici di merito hanno applicato correttamente le norme e rispettato le regole del processo. Non riascolta testimoni, non rivaluta prove, non entra nella vita concreta delle persone, e questo la allontana dalla percezione di “giustizia” che ha il cittadino comune. Ha un ruolo di uniformazione, quasi da “custode della grammatica giuridica”: deve evitare che in Italia si applichi il diritto in modo incoerente tra Milano, Palermo e Torino. Continua a leggere

L’illusione di Babilonia e il riscatto del pluralismo: per una Critica della “Critica critica” nel diritto contemporaneo

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Parte Prima: premesse, princìpi, obiettivi

1. L’archetipo della Torre e la razionalità del limite

In primo luogo, bisogna rispettare una evidente priorità metodologica ovvero l’applicazione di una Critica della critica critica a quello che è senza dubbio il nodo più drammatico della modernità giuridica, ovvero lo scontro tra l’autonomia costituzionale dei popoli e la pretesa universalistica del diritto sovranazionale.  Se la “critica critica” si limita ad allineare formalmente le sentenze della Corte Costituzionale con quelle della Corte di Strasburgo o di Lussemburgo, considerandole tappe inevitabili di un “progresso” lineare, la nostra Critica della Critica critica deve svelare la realtà retrostante: dietro questa spinta all’omologazione globale si nasconde spesso la “moderna Babilonia”, ossia un apparato tecnico-burocratico che neutralizza le differenze storiche, le identità etiche e le sovranità democratiche in nome di un’astratta neutralità (Cfr. F. di Maria, Vangelo, democrazia e moderna Babilonia, Ed. Segno,Tavagnacco (Ud), 2019). Per farlo con assoluto rigore, occorre appoggiarsi a giganti del pensiero che hanno cercato — o cercano — questo giusto bilanciamento, rifiutando sia il nazionalismo cieco sia il cosmopolitismo livellatore. Continua a leggere

La critica critica e il suo superamento nel diritto contemporaneo*

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Non vorrei allargarmi troppo, ma credo che il problema di fondo, per quanto riguarda la letteratura critica esistente sui problemi del diritto, almeno in Italia, sia costituito nella maggior parte dei casi non già dalla mancanza di rigore logico e metodologico, di precisione linguistico-terminologica, di spirito critico e problematico,  di profondità analitico-argomentativa, quanto dalla tendenziale mancanza di propensione ad orientare le indagini, per quanto circoscritte a questioni  specifiche e ben determinate, alla totalità dei loro aspetti costitutivi, all’insieme degli elementi teorici e pratici che concorrono in egual misura a formarne le strutture portanti. Succede oggi con gli studiosi e gli esperti di diritto, quel che accadeva con i giovani hegeliani nella prima metà dell’800 accusati da Marx di trattare l’esperienza storica, la realtà storico-materiale come semplice pretesto per produrre sempre nuove teorie, non come concreto luogo di contraddizioni e di lancinanti sofferenze. Troppo spesso accade che, nell’ambito delle scienze giuridiche e giurisprudenziali (ma può anche darsi nell’ambito di altre discipline), la prassi sia postulata più che indagata, sia menzionata più che analiticamente e realisticamente utilizzata nelle indagini. Continua a leggere